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Risposte alle domande più frequenti dagli investitori

Spesso gli investitori ci pongono delle macro-domande su vari aspetti dell'economia generale a livello nazionale o globale. Abbiamo raccolto le domande che più frequentemente ci vengono poste fornendo una risposta, sperando possa aiutarvi a capire meglio la situazione economica attuale.

Che cos'è il "Bail In"? Quali sono i pericoli per i miei soldi ?
Che cos'è il "fiscal cliff"? Può danneggiare i miei investimenti ?
Cosa succede se la mia banca fallisce ? I soldi depositati nei conti correnti sono al sicuro? Cosa succede ai miei investimenti?
Può il dollaro raggiungere la parità ?
Cosa succede se dovesse fallire l'Italia (default) ?
Cosa prevede il programma Medicare di Obama ?
Posso aprire un conto corrente in dollari all'estero ?
Come vengono calcolate le tasse sui dividendi ?
Cosa è lo spread e perchè alto è negativo? E cos'è lo "Scudo Antispread"
Cosa sono le poison pills e quanto convengono ?
Cosa sono i Core Series ?
Che cos'è la Tobin Tax e su quali strumenti viene applicata ?
La fiscalità degli ETF, come vene calcolato il capital gain


Che cos'è il "Bail In"? Quali sono i pericoli per i miei soldi ?
Il primo gennaio 2016 sono cambiate le regole sui salvataggi bancari, in caso di crac di un istituto non si aprirà più un paracadute di Stato, ma saranno chiamati a mettere i soldi gli azionisti, gli obbligazionisti e, solo in ultima istanza, anche i correntisti che hanno depositi superiori a 100.000 euro. Dunque, con il nuovo "bail in", previsto tra l'altro da direttive dell'Unione europea, la faccenda interessa i clienti più facoltosi e pure le imprese medio grandi. Proprio tra i consumatori, tuttavia, sta salendo un po' di tensione. Da chi teme di avere i risparmi di una vita in pericolo a chi pensa (sbagliando) che sia venuta l'ora di mettere i quattrini sotto il materasso. Tra timori ingiustificati e la giusta esigenza informativa, vale la pena fare chiarezza. Ecco, qui di seguito, i punti salienti, che cercheranno di dare una risposta alle vostre domande.

Che cos'è il bail in?
La Banca d'Italia, indicata dal governo quale gestore delle crisi, informa che il bail in "è uno strumento che consente alle autorità di risoluzione di disporre, al ricorrere delle condizioni di risoluzione, la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti o la loro conversione in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in misura sufficiente a ripristinare un'adeguata capitalizzazione e a mantenere la fiducia del mercato. Gli azionisti e i creditori non potranno in nessun caso subire perdite maggiori di quelle che sopporterebbero in caso di liquidazione della banca secondo le procedure ordinarie".

Come funziona la risoluzione di una crisi bancaria con le nuove regole?
Il bail in sempre secondo Banca d'Italia, "si applica seguendo una gerarchia la cui logica prevede che chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sostenga prima degli altri le eventuali perdite o la conversione in azioni". Si parte "sacrificando per primi gli interessi dei cosidetti "proprietari" della banca, ossia degli azionisti esistenti, riducendo o azzerando il valore delle loro azioni. In secondo luogo, si interviene su alcune categorie di creditori, "Obbligazioni subordinate o convertibili", le cui attività possono essere trasformate in azioni e/o ridotte nel valore". Solo da ultimo si interviene, se necessario, sui titolari di depositi "per l'importo eccedente i 100.000 euro". I depositi fino a questa soglia, "cioè quelli protetti dal Fondo di garanzia dei depositi, sono espressamente esclusi dal bail in" e "anche per la parte eccedente, i depositi delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese ricevono un trattamento preferenziale".

Che pericoli corre, un conto corrente?
Le regole del bail-in prevedono il "contributo" dei soli conti correnti con saldo superiore a 100.000 euro. Tuttavia, i conti oltre questa soglia vengono coinvolti soltanto dopo precise condizioni. Sopporterebbero un sacrificio solo nel caso in cui il bail in di tutti gli strumenti con un grado di protezione minore nella gerarchia fallimentare non fosse sufficiente a coprire le perdite e a ripristinare un livello adeguato di capitale.

I conti e i depositi sopra i 100.000 euro vengono sempre coinvolti?
No. I depositi al dettaglio, nella parte eccedente i 100.000 euro, si legge nei documenti di Bankitalia, "possono essere esclusi dal bail-in in via discrezionale, al fine di evitare il rischio di contagio e preservare la stabilità finanziaria a condizione che il bail in sia stato applicato ad almeno l'8% del totale delle passività".

Chi ha più di 100.000 euro come può proteggersi?
Ai clienti cosiddetti affluent, ossia i ricchi, le banche probabilmente proporrano varie soluzioni come scudo, per evitare il panico, che potrebbe generare una pericolosa fuga di massa e un consequenziale crollo della raccolta delle banche.

Come vengono regolati i conti cointestati?
La garanzia tutela la persona, pertanto dovrebbe coprire 100.000 euro a correntista. Quindi, un conto con saldo da € 180.000 cointestato a due soggetti è escluso dal bail in.

Cosa succede se un correntista ha più conti nella stessa banca?
In caso di più conti e depositi nella stessa banca intestati allo stesso soggetto, vale il saldo totale. Niente riparo.

Se i conti sono in banche diverse?
La soglia di protezione da € 100.000 vale per ciascuna banca.

Le cassette di sicurezza rischiano in caso di fallimento?
Nessun rischio. Il contenuto delle cassette di sicurezza non è coinvolto dalle procedure di salvataggi previste dalla nuova regolamentazione di Bruxelles. Si potrà pertanto andare in banca in qualsiasi momento a controllare e recuperare i propri beni o il denaro contante.

I libretti e i certificati di deposito sono a rischio?
Valgono le regole applicate ai conti correnti: pertanto nessun rischio fino a € 100.000.

Il deposito titoli?
Il deposito titoli, in generale, non è coinvolto in quanto tale nelle procedure di salvataggio: il bail in potrebbe interessare i singoli titoli detenuti in quello strumento, come le obbligazioni o le azioni della banca che apre la procedura di risoluzione. Se uno possiede un conto titoli senza azioni della banca di cui è cliente e questa fa crac, può stare tranquillo, perché i titoli semplicemente conservati nel deposito di una banca che fallisce non corrono alcun rischio.

La mia polizza assicurativa?
Le somme "investite" in polizze assicurative non corrono rischi: tali titoli non rientrano in quelli chiamati a ripianare le perdite eventuali di una banca in fallimento.

Le azioni e le obbligazioni, sono sempre coinvolte?
In alcuni casi, Bankitalia può chiamare in causa il fondo europeo di risoluzione delle crisi escludendo "discrezionalmente alcune passività". Si tratta di "circostanze eccezionali", quando l'applicazione del bail in comporti "rischi per la stabilità finanziaria o comprometta la continuità di funzioni essenziali". L'iter è complesso e richiede l'approvazione della Commissione europea. Il fondo di risoluzione "può intervenire nella misura massima del 5% del totale del passivo, a condizione che sia stato applicato un bail-in minimo pari all' 8% delle passività totali".

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Che cos'è il "fiscal cliff"? Può danneggiare i miei investimenti ?
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha esortato gli USA ad evitare il cosiddetto "fiscal cliff", il precipizio fiscale scatenato dall'entrata in vigore contemporanea di aumenti alle tasse e di forti tagli alle spese governative. In un rapporto, l'istituzione con sede a Washington avverte che con il "fiscal cliff" la crescita statunitense potrebbe scendere significativamente al di sotto dell'1% e diventare negativa all'inizio del prossimo anno. Secondo l'FMI i politici statunitensi dovrebbero sostituire il "fiscal cliff" con un programma meno agressivo di riduzione del deficit nel breve termine e con un programma fiscale sostenibile nel lungo termine.

L'FMI indica che la ripresa negli USA resta fragile e con i tassi vicino allo zero dal dicembre del 2008 e con la necessità di ridurre il budget federale i margini di manovra sono limitati. L'FMI continua ad attendersi che il PIL degli USA crescerà quest'anno del 2%, ma ha rivisto al ribasso le sue previsioni per il 2013 da +2,4% a +2,25%.

Cosa succede se il Congresso non dovesse trovare un accordo ?

Se arriviamo al primo gennaio e il Congresso non ha trovato un accordo con la Casa Bianca, le tasse federali aumentereranno automaticamente di 500 miliardi dollari e 200 miliardi saranno i tagli della spesa federale. Gli economisti si aspettano che questo possa sottrarre circa un 4% alla crescita economica. Le famiglie americane vedranno le loro tasse aumentare in media di 2.200 dollari nel 2013 se il Congresso non raggiungera' un accordo sull'estensione degli sgravi fiscali per la classe media nell'ambito del fiscal cliff.

Quanto è probabile che si trovi un accordo ?

Considerando che c'è un offerta sul tavolo che predilige i tagli piuttosto che l'aumento delle tasse, il Congresso è probabilmente propenso a chiudere il discorso prima della scadenza. Più di otto americani su 10 sono sono d'accordo che sia estremamente importante per il Congresso e il Presidente raggiungere un accordo, non farlo sarebbe un serio impatto sull'opinione pubbliche di Washington. Inoltre, dubitiamo seriamente che il Congresso voglia lavorare durante le vacanze, quindi crediamo che un accordo sarà elaborato prima della vigilia di Natale.

Consigliamo la lettura dell'articolo:
Fiscal Cliff: tutto quello che bisogna sapere

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Cosa succede se la mia banca fallisce? I soldi depositati nei conti correnti sono al sicuro? Cosa succede ai miei investimenti?
La risposta può tranquillizzare (relativamente) i risparmiatori italiani. Gli istituti di credito del nostro Paese e molte filiali italiane dei gruppi bancari stranieri aderiscono al Fitd, il Fondo interbancario di tutela dei depositi. Se una delle banche iscritte va in default e diventa insolvente, il Fondo provvede al rimborso di quanto si è depositato fino a un massimo di 100mila euro.
Si potrebbe obiettare: ma non è abbastanza. Un aspetto positivo tuttavia è che la tutela vale per ogni istituto consorziato in cui un risparmiatore ha depositato i suoi soldi. Se quindi si sceglie di depositare il proprio denaro in più banche e se in ognuna non si lasciano più di 100mila euro, in caso di fallimento di uno o più istituti si ha la garanzia di venire rimborsati per intero dei propri risparmi.

Un'ulteriore garanzia è costituita dal fatto che il Fondo interbancario copre i conti cointestati per ciascuno dei cointestatari. In altre parole, se due o più depositanti hanno solo un conto tra loro cointestato presso lo stesso istituto bancario, saranno coperti per l'importo di 100mila euro ciascuno.

Come si legge sul sito del Fondo, "il rimborso è effettuato entro venti giorni lavorativi dalla data in cui si producono gli effetti del provvedimento di liquidazione coatta". Il termine però può essere prorogato dalla Banca d'Italia, "in circostanze del tutto eccezionali per un periodo complessivo non superiore a dieci giorni lavorativi".

La garanzia vale per "i crediti relativi ai fondi acquisiti dalle banche con obbligo di restituzione, sotto forma di depositi o sotto altra forma, nonché agli assegni circolari e agli altri titoli di credito ad essi assimilabili". In altri termini, conti correnti, conti deposito, certificati di deposito nominativi e assegni circolari sono coperti dal Fondo mentre restano esclusi dalla tutela titoli di Stato, azioni, obbligazioni, etf, fondi. Questi strumenti di investimento non fanno parte del patrimonio della banca: il suo compito, in questo caso, è di custodirli per conto del risparmiatore. Tuttavia, quest'ultimo, salvo alcune eccezioni, può trasferire i suoi titoli e i suoi investimenti in un altro istituto bancario senza che il suo investimento ne venga intaccato.

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Può il dollaro raggiungere la parità ?
La decisione della BCE della settimana scorsa di ridurre il tasso dei rifinanziamenti e dei depositi di 25 pb - rispettivamente a 0,75% e 0% - non è stato sufficiente a spingere i mercati azionari europei visto che la BCE non ha dato alcuna indicazione su un ulteriore allentamento della politica monetaria nel prossimi mesi. Infatti, durante la conferenza stampa, il presidente della Bce Mario Draghi non ha indicato se sia imminente un terzo ORLT (operazione di rifinanziamento a più lungo termine) per le banche commerciali o una riattivazione della SMP (Securities Market Programme), con cui l'Eurotower acquista titoli di stato dei paesi dell'Eurozona......
(Se vuoi leggere ancora leggi l'articolo: Il cambio EUR/USD si stà dirigendo verso la parità ?

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Cosa succede se dovesse fallire l'Italia(default)?
Il ripristino delle monete nazionali sarebbe un problema di gravità immane per tutte le nazioni. L'Italia ovviamente rischierebbe di ritrovarsi coi guai maggiori. Il ritorno alla lira sarebbe un'operazione di straordinaria complessità: in principio, occorrerebbe restaurare il valore di conversione stabilito al momento della nascita dell'euro, pari a circa 1937 lire.

Ma è chiaro che il deprezzamento della nostra moneta incomincerebbe un minuto dopo: l'inflazione perciò divamperebbe inevitabilmente e l'Italia dovrebbe porsi la questione di approvvigionarsi di capitali sul mercato internazionale, avendo perso la propria credibilità e trovandosi di fatto in stato di default. Difficile aggiungere altro al momento, giacché non esistono precedenti storici e dovremmo misurarci con una situazione assolutamente inedita.

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Cosa prevede il programma Medicare di Obama ?
La riforma sanitaria approvata nel marzo del 2010 è una delle leggi più vaste mai approvate dagli Stati Uniti e modifica la legislazione precedente sotto moltissimi aspetti. Negli Stati Uniti, come noto, il sistema sanitario ruota attorno alle assicurazioni: stipulate direttamente dai cittadini o dai loro datori di lavoro, salvo gli anziani, protetti dal programma Medicare, e le persone a basso reddito, protette dal programma Medicaid.

La riforma sanitaria di Obama non stravolge questo quadro - non introduce niente di lontanamente simile a un sistema europeo - ma amplia la copertura sostanzialmente in tre modi. Primo: costringendo le società assicurative a concedere le loro polizze anche ai cittadini malati o affetti da patologie croniche, che prima venivano sistematicamente rifiutati. Secondo: garantendo sgravi fiscali e sussidi a un numero di cittadini americani molto più largo rispetto al passato, per permettere di acquistare una polizza anche alle persone con i redditi medio-bassi. Terzo, alla luce di quanto sopra, stabilendo per legge l'obbligo per ogni cittadino americano di contrarre un'assicurazione sanitaria entro il 2014, anno in cui il Patient Protection and Affordable Care Act dovrebbe entrare definitivamente in vigore. Il cosiddetto individual mandate di cui sopra, che la Corte ha sostanzialmente confermato.

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Posso aprire un conto corrente in dollari all'estero ?
Aprire un conto corrente estero non è una pratica illegale, in quanto, a patto di includere nella dichiarazione dei redditi annuale il saldo delle attività detenute all'estero non viene violata alcuna normativa fiscale.

Tra l'altro, il trattato di Maastricht permette a tutti i cittadini appartenenti ad uno stato membro della comunità Europea il diritto ad aprire un conto corrente bancario presso qualsiasi stato UE. Anche l'alimentazione del conto estero tramite versamenti saltuari o periodici non è una pratica illegale se la fonte del reddito è di provenienza lecita ed il trasferimento avviene attraverso un canale finanziario autorizzato cioè una banca od un intermediario residente.

Sarà responsabilità dell'intermediario comunicare, a fini di normativa antiriciclaggio, la movimentazione di denaro alle autorità competenti dell'UIF - Unità di informazione finanziaria.
Altresì, per ogni conto corrente estero con consistenza superiore a 10.000 euro è necessario compilare un documento chiamato quadro RW per la dichiarazione dei redditi.

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Come vengono calcolate le tasse sui dividendi ?
Utili percepiti al di fuori dell'esercizio di imprese commerciali dai soggetti passivi dell'Irpef in caso di partecipazioni non qualificate e qualificate. Origine da Paese a fiscalità ordinaria.
Come si è detto, la riforma ha inteso equiparare il trattamento dei dividendi esteri a quelli italiani, e questa identità si apprezza in pieno nella disciplina degli utili percepiti al di fuori dell'esercizio di imprese commerciali dai soggetti passivi dell'Irpef quando originano da Paesi a fiscalità ordinaria.

In relazione agli utili percepiti da persone fisiche residenti, al di fuori dell'esercizio d'impresa, derivanti da partecipazioni non qualificate in società non residenti in Italia (ma residenti in Paesi a fiscalità ordinaria) trova applicazione la medesima imposizione, stabilita nella misura del 26% da realizzarsi mediante ritenuta alla fonte a titolo d'imposta sul "netto frontiera", ossia sul dividendo così come percepito, al netto dell'eventuale imposta straniera, secondo la nuova formulazione dell'art. 27, comma 4, del D.P.R. n. 600 del 1973.

La ritenuta dovrà essere effettuata ad opera del soggetto che interviene nella riscossione; se manca, il contribuente indicherà il dividendo in dichiarazione e lo assoggetterà non già alla tassazione ordinaria ma, in ogni caso, a quella sostitutiva con aliquota del 26%.
Nel caso di applicazione di ritenuta alla fonte a titolo d'imposta viene ovviamente meno ogni obbligo dichiarativo da parte del percepente.

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Cosa è lo spread e perchè alto è negativo? E cos'è lo "Scudo Antispread"
Il termine spread può essere inteso anche come credit spread che denota il differenziale tra il tasso di rendimento di un'obbligazione a scadenza decennale e quello di un altro titolo preso a riferimento, solitamente tra il bund tedesco nell'area euro per la sua stabilità e sicurezza, e i titoli dei paesi mediterranei più "a rischio", nel nostro caso i Btp.

Il rendimento atteso o richiesto (e alla fine offerto) può infatti salire o scendere in funzione del grado di fiducia degli investitori/creditori, a sua volta misurabile attraverso eventuali squilibri tra domanda e offerta di titoli: se l'offerta è superiore alla domanda, il rendimento atteso aumenta per tentare di riequilibrare la domanda e viceversa. I nostri buoni del Tesoro rendono di più, ma in finanza, rendimento vuol dire rischio: rischio che l'emittente non riesca a ripagare il proprio debito. Per questo uno spread alto è un indice di debolezza del titolo che offre di più: in pratica lo Stato italiano è costretto a "promettere" un rendimento maggiore per invogliare i mercati a investire nei suoi titoli.

Come conseguenza, lo spread diventa dunque indirettamente, allo stesso tempo e in maniera del tutto equivalente:

- una misura del rischio finanziario associato all'investimento nei titoli cioè nel recupero del credito da parte del creditore, essendo rischio e rendimento strettamente legati da relazione di proporzionalità: quanto maggiore è lo spread, tanto maggiore è il rischio connesso all'acquisto di titoli;

- una misura dell'affidabilità (rating) dell'emittente/debitore (ad esempio lo Stato) di restituire il credito: maggiore è lo spread minore è tale affidabilità;

- una misura della fiducia degli investitori nell'acquisto dei titoli di Stato: maggiore è lo spread minore è tale fiducia.

- una misura della capacità dell'emittente di promuovere a buon fine le proprie attività finanziarie (nel caso dello Stato, di rifinanziare il proprio debito pubblico) tramite emissione di nuovi titoli obbligazionari: maggiore è lo spread, minore è questa capacità in virtù dei tassi di interesse più elevati dovuti fino a un limite massimo di sostenibilità. Nel caso dei titoli di stato, spread elevatissimi possono condurre nel medio-lungo termine alla dichiarazione di insolvenza o fallimento o bancarotta dello Stato oppure a misure drastiche di riduzione della spesa pubblica e/o aumento della tassazione sui contribuenti per evitare il fallimento con i consueti effetti di diminuzione del reddito (dunque della domanda) e degli investimenti e quindi, in ultimo, ripercussioni anche sulla crescita economica.

Lo scudo antispread, è un meccanismo che punta a bloccare le variazioni eccessive del differenziale tra i bund tedeschi e i titoli di Stato dei paesi "virtuosi", cioè che applicano le misure per il contenimento del debito pubblico ma sono presi di mira dagli attacchi speculativi sui mercati finanziari. Per raffreddare lo spread verranno acquistati, sia sul mercato primario (aste pubbliche per le nuove emissioni) che secondario (dove vengono quotati i titoli già emessi), i bond dei paesi in difficoltà, come Italia e Spagna: questo farà affluire liquidità nelle casse dello Stato, ridurrà il debito e di conseguenza la rischiosità e il rendimento del titolo.

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Cosa sono le poison pills e quanto convengono ?
La poison pill, tecnicamente shareholder rights plan1, è una di quelle manovre difensive che possono essere adottate dagli amministratori delle società negli Stati Uniti per fronteggiare le cosiddette scalate ostili. La scalata diventa ostile, per l'appunto, quando il CDA della società bersaglio non vuole essere rilevato poiché il prezzo offerto per le azioni della propria società è inadeguato, ritenendo sia più profittevole per l'azionista tenersi le azioni anziché offrirle all'acquirente ostile.

La poison pill rende il CDA arbitro della scalata, poiché il potere di adottarla e rimuoverla è nelle sue mani; ciò ha l'obiettivo di scoraggiare chi fa l'OPA dall'effettuare la scalata, senza aver prima negoziato con il consiglio d'amministrazione della società bersaglio. Nonostante questa manovra difensiva ha il vantaggioso effetto di rendere una scalata ostile più difficoltosa e costosa, vi è il rischio concreto che il management usi questo meccanismo non nell'interesse degli azionisti di massimizzare il valore delle azioni ma per mantenere il posto di lavoro.

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Cosa sono i Core Series ?
CORE SERIES è un fondo di fondi di diritto lussemburghese, articolato in 12 differenti fondi:

CORE Champions: per allargare gli orizzonti di investimento
CORE Dividend: per investire nelle aziende di tutto il mondo che generano valore
CORE Coupon: per ottimizzare l'investimento obbligazionario
CORE Cash: per avere un porto sicuro quando è il momento di uscire dai mercati, consolidare e ripartire
CORE Champions Emerging Markets: soluzione flessibile per cogliere le potenzialità dei paesi emergenti
CORE Emerging Markets Bond: soluzione obbligazionaria per diversificare sui mercati emergenti
CORE Emerging Markets Bond - Cedola: soluzione obbligazionaria per diversificare sui mercati emergenti con flusso cedolare periodico
CORE Emerging Markets Equity: soluzione azionaria per valorizzare le strategie emergenti
CORE Balanced Opportunity: per investimenti bilanciati
CORE US Strategy: soluzione azionaria US per il tuo portafoglio
CORE All Europe: per investire nelle eccellenza europee
CORE Income Opportunity: soluzione a reddito fisso.

Le 12 soluzioni CORE SERIES selezionano solo i fondi con i migliori rating qualitativi e quantitativi. Con CORE SERIES puoi investire in portafogli multimarca composti esclusivamente da fondi di gestori di terzi che offrono qualità e trasparenza. Puoi trovare i fondi CORE SERIES tramite nome o codice ISIN:

CORE Champions - LU0575777544
CORE Dividend - LU0575777627
CORE Coupon - LU0575777460
CORE Cash - LU0575777387
CORE Champions Emerging Markets - LU0690021299
CORE Emerging Markets Bond - LU0690021455
CORE Emerging Markets Bond - Cedola: LU0830810239
CORE Emerging Markets Equity - LU0690021372
CORE Balanced Opportunity - LU0690021539
CORE US Strategy - LU0762831922
CORE All Europe - LU0762831849
CORE Income Opportunity - LU0838856374

Inoltre, CORE SERIES mette a disposizione non solo fondi ma anche una serie di servizi innovativi per personalizzare ed ottimizzare al massimo ogni investimento in base alle tue necessità.
Fonte Fineco.it sezione Help

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Che cos'è la Tobin Tax e su quali strumenti viene applicata ?
L'art. 1 della legge n. 228 del 2012 ai comma 491-499 prevede l'istituzione di un'imposta sulle transazioni finanziarie, a partire dal 1 marzo 2013. La cosiddetta Tobin Tax si applica ai trasferimenti di proprietà di azioni e strumenti partecipativi emessi da società residenti nel territorio dello Stato.

Nello specifico saranno soggette alla tassa tutte le transazioni (a carico del solo acquirente) su azioni di Società italiane aventi capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro (al 30 Novembre 2012), a prescindere dal paese dal quale proviene l'ordine o del mercato in cui tali società sono quotate.

Aliquote e modalità di applicazione
L'aliquota prevista per le transazioni su azioni per il 2013 è dello 0,12% sul controvalore del saldo netto positivo di fine giornata. Dal 2014 l'aliquota si ridurrà allo 0,10%. L'applicazione della tassa avviene sul saldo netto di fine giornata relativo allo stesso strumento finanziario, vale a dire per le sole operazioni che a fine giornata generano un saldo positivo rispetto al saldo del giorno precedente.

Di conseguenza la tassa non verrà applicata sulle operazioni aperte e chiuse nella stessa giornata.

Esempio 1: operazione multiday acquisto 100 azioni a prezzo 10
Supponendo che le azioni vengano mantenute in portafoglio fino alla fine della giornata avremo le condizioni per l'applicazione della tassa.
Il calcolo per valorizzare l'importo è controvalore dell'operazione * aliquota= Vale a dire 100 (quantità acquistata) * 10 (prezzo d'acquisto) * 0.12% = 1,2 Euro

Esempio 2: acquisto 1000 azioni e vendita 800 azioni nella stessa giornata.
In questo caso l'imposta sarà applicata alle 200 azioni rimanenti a fine giornata.
Nel caso sopra, pertanto, la Tobin Tax risulta:
(1000-800) * 10 Euro * 0.12% = 2.4 Euro

Esempio 3: acquisto 1000 azioni e vendita 1000 azioni nella stessa giornata
In questo caso il saldo della giornata rispetto alla giornata precedente, di conseguenza non si applica la tassa.
Aliquota allo 0,22% (che diventa lo 0,2% nel 2014), invece, per le azioni negoziate nei mercati cosiddetti "non regolamentati" (OTC, "over the counter").
Operatività in Marginazione: alla negoziazione in Marginazione vengono applicate le stesse aliquote dell'operatività ordinaria.

Sono escluse dalla Tobin Tax:
- tutte le operazioni in leva chiuse nella stessa giornata di apertura o in Marginazione Intraday.
- Tutte le operazioni su mercati esteri (ad eccezione del mercato francese o di acquisto di azioni su mercato estero di società italiane con capitalizzazione superiore a 500 Milioni al 30/11/2012) .
- Fondi, sicav, Obbligazioni, ETF, ETC e Valute (Forex), nonché il trasferimento di proprietà a seguito di successione o donazione.

DERIVATI
Per quanto riguarda i derivati la tassa entrerà in vigore dal 1 luglio 2013. L'aliquota varierà per tipo di strumento (futures, cw, opzioni, cfd, etc) e sarà applicata per lotto, sia sulle transazioni di acquisto che di vendita, sia intraday che multiday.
Fonte FinecoHelp

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La fiscalità degli ETF, come vene calcolato il capital gain
Analizziamo in dettaglio il regime fiscale a cui sono sottoposti gli Exchange Traded Funds. In Italia, gli ETF sono sottoposti alla tassazione fiscale tipica degli Organismi d'Investimento Collettivo del Risparmio (OICR). Data la loro continua negoziazione in borsa, che comporta una usuale discrepanza tra prezzo dello strumento ed il suo Net Asset Value (NAV), è stato necessario suddividere i guadagni derivanti dalla loro compravendita in due tipologie di reddito:

- redditi da capitale: ottenuti dall'incremento di valore attuale netto delle quote e dagli eventuali dividendi percepiti.
- redditi diversi: ottenuti dalle plusvalenze o minusvalenze derivanti dalla differenza tra i prezzi di compravendita dell'ETF ed il Nav delle quote.

Facciamo un esempio

Abbiamo acquistato un ETF al prezzo di 100 Euro con un NAV a 96 Euro e lo rivendiamo il giorno dopo a 120 Euro con un NAV di 110 Euro.
Il reddito da capitale sarà pari alla differenza tra il NAV del giorno di vendita ed il NAV del giorno di acquisto ossia 110 - 96 = 14.
Il reddito diverso, sarà invece pari alla differenza tra prezzi di vendita e d'acquisto meno il delta del NAV ossia (120-100) - (110-96) = 6.

Da notare come nel caso la differenza tra NAV porti ad un valore negativo, il reddito da capitale si assumerà pari a zero.

Nota importante:Se la differenza del NAV sarà zero, il reddito da capitale si assumerà pari a zero. Sia il reddito da capitale sia il reddito diverso possono essere soggette a differenti tipi di tassazione:

- l'armonizzazione o meno dell'ETF
- il regime fiscale a cui è sottoposto l'investitore

Differenze di ETF esteri e italiani

Gli ETF si possono separare tra armonizzati di diritto estero, di diritto italiano e steri non armonizzati esteri. Tutti gli ETF quotati a Milano sono armonizzati come la maggior parte di quelli in valuta Euro. Purtroppo quelli di diritto italiano sono tassati maggiormente rispetto agli altri perchè sono tassati ogni giorno sulla variazione di prezzo dello stesso ETF indipendentemente dal proprio capital gain. Lasciamo dunque gli ETF di diritto italiano e occupiamoci di quelli Armonizzati e Non armonizzati e del loro regime fiscale a cui può essere sottoposto l'investitore, possiamo distinguerne tre tipologie:

- Regime del risparmio amministrato: il cliente provvede personalmente a scegliere gli investimenti da effettuare, ma gli adempimenti fiscali vengono delegati alla banca, che agisce come sostituto d'imposta.

- Regime dichiarativo: il cliente che scelga questo regime fiscale provvederà di persona sia alla scelta degli investimenti sia agli adempimenti fiscali, riportando nella sua dichiarazione dei redditi le eventuali plusvalenze o minusvalenze realizzate.

- Regime del risparmio gestito: il cliente delega ad una banca o ad una società d'investimento sia la scelta degli investimenti da effettuare sia lo svolgimento degli adempimenti fiscali.

Tassazione degli ETF armonizzati.

- Regime di risparmio amministrato, l'intermediario effettua automaticamente una ritenuta fiscale a titolo d'imposta del 12,5% sia sui redditi di capitale ed i proventi periodici, sia sui redditi diversi al netto di eventuali minusvalenze. L'investitore, è dunque assolto da qualunque onere e non è tenuto a riportare nulla in dichiarazione dei redditi.

- Regime dichiarativo, l'intermediario applicherà una ritenuta del 12,5% solamente su redditi di capitale e proventi periodici. L'investitore sarà tenuto a indicare in dichiarazione dei redditi i redditi diversi, che saranno sottoposti ad un aliquota marginale Irpef.

Tassazione degli ETF Non armonizzati.

- Regime amministrato, la banca applicherà una ritenuta del 12,5% sui capital gains a solo titolo d'acconto; tali redditi dovranno infatti essere poi indicati nella dichiarazione dei redditi e saranno soggetti ad aliquota marginale Irpef.

- Regime dichiarativo, viene applicata come acconto una ritenuta pari al 12,5% solamente per i redditi da capitale che saranno comunque indicati in dichiarazione dei redditi e soggetti ad aliquota marginale.

- Regime del risparmio gestito, i redditi da capitale non partecipano a formare il risultato di fine periodo, ma sono soggetti ad una ritenuta del 12,5% come acconto.

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2017-11-13 Tutto è cominciato qualche settimana fa, alcuni conservatori in varie conferenze avevamo paventato l'idea di sfiduciare la May perchè "troppo morbida" sulla questione Brexit. Questo fine settimana è arrivato il colpo di grazie, oggi infatti, un gruppo di conservatori, membri del parlamento hanno accettato di firmare una lettera di sfiducia su There...
2017-10-31 Prima di passare alla visione dei titoli che abbiamo analizzato per un acquisto a Novembre dobbiamo fare una premessa. Queste trimestrali hanno messo in mostra alcuni aspetti interessanti, le health-care stanno ancora soffrendo e pagando un periodo non facile, i consumi si stanno riprendendo ma ancora lontani dagli antichi fasti. I settori che magg...
2017-10-26 ll Gruppo Zignago Vetro (ZV.MI) opera in tutto il mondo con un modello "business to business" ed è protagonista dagli anni cinquanta del mercato nazionale e internazionale del packaging in vetro di alta qualità. Produce, grazie alla profonda conoscenza dell’arte vetraria, delle tendenze e delle esigenze del mercato, e con la giusta coniugazione tra...
2017-10-23 Uno degli argomenti più scelti dagli studenti di ingegneria, quando si parla di tesi di laurea, è la robotica. Una preferenza assoluta di tutte le industrie in rapida crescita. Più in particolare, i robot industriali e i cobot che saranno una parte importante della produzione in futuro. Ritengo che l'industria della robotica sarà molto più grande d...
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Il guru di Omaha Warren Buffett si domanda: è giusto investire nell'Oro?
  • i migliori successi 2016

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    Reynolds A. (RAI) 21/10
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