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Gli specialisti del mercato azionario americano


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Cosa aspettarsi dal futuro economico in Italia ed Europa

12 Giugno 2018

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.



Il mercato italiano negli ultimi tempi, causa governo precario, ha visto un saliscéndi dello spread con conseguenti montagne russe delle nostre obbligazioni. I mercati del debito sono affamati di liquidità, soprattutto in un periodo come quello appena vissuto in Italia. Dal punto di vista dei valori, il prossimo sarà un anno tranquillo, con titoli vicini alla scadenza in linea con quelli del 2018.

A complicare i giochi c'è però la chiusura dell'ombrello di Draghi e l'aumento dei rendimenti. In sintesi: 30 miliardi in più da collocare ad investitori privati, sempre che nuove misure di spesa non aumentino ulteriormente il fabbisogno. 5 miliardi di costi aggiuntivi possibili per la crescita dei rendimenti.



Come si sono mossi i grandi investitori

Durante le oscillazioni dei prezzi più intense alcuni operatori primari (banche e hedge fund) che trattano direttamente con la banca centrale per distribuire le proprie obbligazioni nel mercato più ampio, hanno riferito un aumento della normale attività sul debito italiano. Ciò ha reso difficile per loro svolgere il tradizionale ruolo di market maker, fornendo liquidità per ridurre la volatilità dei prezzi.

Le cose ora sembrano sulla via della normalità, il governo è stato varato e l'investitore, seppur spaventato dal populismo, è stato rassicurato da vari politici in carica che escludono una uscita dall'Europa da parte dell'Italia. Tuttavia, l'aumento dello spread dimostra che gli investitori vogliono essere meglio compensati per il rischio che si assumono investendo nel nostro paese.

I rendimenti dei titoli italiani hanno mostrato una tendenza al ribasso dall'inizio di questa settimana quando i timori sono calati, col rendimento a due anni inferiore all'1% per la prima volta nelle ultime settimane, ben al di sotto del massimo del 2,731% durante della crisi alla fine del mese scorso. Il rendimento a 10 anni è al 2,77%, ben al di sotto del massimo del 3,38% del mese scorso.

Cosa aspettarsi dal futuro in Italia e Europa

La politica italiana ha rilanciato l'attenzione del mercato sul rischio di frammentazione europea, aggiungendo un'incertezza economica globale già accentuata. Tuttavia, siamo convinti che la crescita globale sarà sostenuta a fronte di un graduale aumento dei tassi di interesse. Il prossimo 14 giugno ci sarà la conferenza stampa di Draghi, il governatore della Bce, non è certo un mistero, ha messo in cantiere il progressivo spegnimento del programma di acquisto di titoli pubblici detto Qe. Se tutto andrà bene e l'inflazione si manterrà in zona 2%, a fine 2018 Francoforte potrà dichiarare conclusa l'esperienza del Qe. Oggi, giova ricordarlo, la Bce compra 30 miliardi al mese di titoli di Stato dei vari Paesi membri (oltre a reinvestire i proventi dai rimborsi di titoli in scadenza).

Ma cosa rischia l'Italia? Rischia non poco. Senza l'intervento della BCE e dei suoi 30 miliardi, l'Italia dovrà contare sulla sua completa stabilità finanziaria e convincere gli investitore che il paese continuerà la lieve crescita. Senza la Bce il Paese dovrà essere abile nel piazzare i suoi titoli presso gli investitori esteri i quali, attenzione, rappresentano il grosso della domanda di debito italiano: senza di loro in pochi comprerebbero il nostro debito stellare di 2.300 miliardi.

In questo senso giova e non poco la prima uscita mediatica su carta stampata del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, che in un'intervista al Corriere ha dato segnali rassicuranti al mercato: niente colpi di testa senza avere prima i soldi. E soprattutto, l'Italia si terrà ben stretta l'euro.

La proposta di nomina da parte dei partiti populisti italiani del Movimento 5 Stelle (M5S) e della Lega sono un segnale ostile all'euro e la prospettiva di nuove elezioni italiane hanno suscitato grande preoccupazione sul mercato. Gli oneri finanziari decennali italiani relativi alle obbligazioni tedesche sono saliti alle stelle. Il contagio si è esteso alla periferia della zona euro, spingendo gli spread dei rendimenti obbligazionari nettamente più ampi e ai mercati globali.



Il dollaro USA è salito contro l'euro e i rendimenti decennali statunitensi sono scesi verso la zona di sicurezza. Un accordo dell'ultimo minuto su un governo meno apertamente anti-euro ha ripristinato la fiducia, e queste mosse hanno in gran parte invertito l'andamento shock iniziale. Tuttavia, non siamo convinti che l'incertezza politica sia del tutto svanita e le valutazioni azionarie mantengono gli spread creditizi elevati in tutta Europa, incluso il debito sovrano periferico.

Ma attenzione, l'Europa ha bisogno di noi, tanto quanto noi abbiamo bisogno di loro. Se sorvoliamo sull'aspetto fondazione (siamo uno dei paesi fondatori dell'Unione Europea) a livello puramente pratico e strategico l'Italia è la terza economia europea. Se salta l'Italia salta il progetto europeo. Ha inoltre una posizione geografica al centro della rotta mediterranea che funge da ponte di collegamento tra i migranti e l'Europa.



Il nostro paese contribuisce alla stabilità europea. Anche con la gestione del Sistema europeo comune di asilo, che vede nell'Accordo di Dublino, presto al vaglio istituzionale, uno dei pilastri su cui poggia. Siamo il paese di primo ingresso, e per questo tenuto a valutare le domande di asilo. All'Italia vengono sottoposte protezione sussidiaria e internazionale. Svolge quindi un compito insostituibile, insieme agli altri stati del Sud Europa, nell'assicurare una gestione ottimale dei flussi.

I recenti sviluppi in ambito di accordi bilaterali (Francia-Germania e Francia-Italia) non fanno presagire particolari vantaggi per l'asse franco-tedesco, in caso di uscita dell'Italia dall'UE. Peraltro le economie di Italia e Germania sono fortemente legate. Inoltre come Francia e Germania si stanno preparando all'elaborazione del Nuovo trattato dell'Eliseo, per dare avvio a una cooperazione sempre più intensa in ambiti cruciali quali difesa, politica estera, cultura e diritti sociali, così Francia e Italia sono all'opera per l'elaborazione del Trattato del Quirinale.

Il Trattato, la cui firma è prevista per il prossimo autunno, mira a rafforzare la cooperazione tra i due Paesi europei. In particolare nell'ambito dei rapporti industriali, culturali e dell'istruzione.




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